Claudia Corrent

Il tempo e l’immagine. L’archivio trasformato

INFO

Il progetto vuole ragionare sul paradigma dell’immagine e del fotografico

attraverso un lavoro legato alle fotografie degli archivi familiari e della loro

destrutturazione. Sono stati utilizzati foto di famiglia private e archivi online

digitali per giocare con il significato dell’immagine re-inventandola e dandole

nuova vita.

É stata usata la cianotipia, il diorama, alcune declinazioni del collage e il

taumatropio componendo e scomponendo l’immagine nel tentativo di una

nuova ri-creazione che può ancora raccontare e assumere significati diversi.

Si è mescolato il fotografico con altri media facendo ragionare lo spettatore

su che cos’è un’immagine, sulla sua capacità di trasformare la realtà nonché

sull’identità privata e collettiva creando nuovi scenari immaginativi.

Questa ri-appropriazione di immagini del passato e della loro trasformazione

parte dal famoso paradigma del fotografico: l’immagine scattata è esistita,

reale, tangibile.

É prova di esistenza, attentibile, certa e sicura. Barthes afferma ne “La camera

chiara” che il noema della fotografia consiste proprio nel: “è stato”.

Il lavoro qui presentato invece si muove invece nella direzione opposta,

respinge la fotografia come prova di verità per ragionare sulla falsificabilità

dell’immagine attraverso tecniche e manipolazioni.


La maggior parte delle fotografie esposte fanno parte dell’archivio del Fondo

Fotostudio Waldmüller della Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige e

rientra nel progetto Interr “Argento vivo. Fotografia patrimonio culturale”.


La presente iniziativa è stata realizzata con il contributo della Provincia

Autonoma di Bolzano – Ripartizione Cultura italiana